Quando l'amore non aspetta
«Femme fatale».
Storia di vita reale: che cosa significa soffrire di Eiaculazione
Precoce per lui, per lei, per la coppia *
Questa è la storia di un amore incontrollabile, veloce e mai vissuto fino in fondo. E’ la storia di una coppia che vive il problema dell’
Eiaculazione Precoce
, di una coppia che si scioglie nell’incapacità di affrontare il problema e di cercare insieme un modo per risolverlo.
Lei è una
giovane avvenente, esperta fotografa di moda, single. Lui, Angelo, è un
bell’uomo, tempie brizzolate, carnagione scura, fisico atletico, sposato. Per i due, galeotto fu un incontro al ristorante, fortuito quanto furtivo. Pochi sguardi scambiati al riparo da occhi indiscreti e l’involontaria collaborazione di due complici: quanto basta per combinare il primo di diversi appuntamenti, fatti di passione e di frugali momenti rubati alla quotidianità di ciascuno. Sullo sfondo della storia, bugie, silenzi, solitudine e scuse, tante, per sottrarsi alla realtà di lui, ammalato, ammalato dentro,
ammalato persino dell’incapacità di confessare la sua debolezza e la sofferenza del non riuscire nei suoi
“doveri” di uomo, di marito e persino di amante.
LA TESTIMONIANZA DI ANGELO, IL PROTAGONISTA La solitudine dev’essere questa, una donna che s’allontana al di là di una porta. Ma io adesso che ci faccio qui? Mi pare di non aver nemmeno la forza di andar via. Volevo a ogni costo evitare la sua compassione, così ho inseguito il suo disprezzo, fino a trasformarlo in addio. Forse è quello che desideravo, di sicuro è ciò che da tempo m’è sembrato inevitabile. Una donna come lei non somiglia affatto a quella che ho sposato. A una moglie impari a mostrare la tua debolezza, proprio come t’abitui a mostrarti in mutande prima della doccia o in pigiama appena sveglio.
Con lei, invece, non potevo che essere il maschio caldo e forte incrociato quella sera al ristorante. Sempre. E invece non sono che un ammalato, ammalato dentro, ammalato anche dell’incapacità di confessare.
«
Sei troppo bella.» Le raccontavo questo. Lei non lo saprà, ma è questa la vigliaccata più spietata che le ho inflitto. Le dicevo che tutto dipendeva da lei, che ogni volta io mi squagliavo di fronte alla sua bellezza. Certo, so che non l’ha bevuta, so che lei ha pensato ai miei sensi di colpa, ha immaginato un marito che si smarrisce solo perché si ritrova nel letto di un’altra.
Non può sapere che inferno sia il mio vuoto coniugale. Quegli occhi che ti sussurrano: «Sta’ tranquillo, non fa niente» li avevo già visti sul volto di mia moglie tanti anni fa.
Per un po’ credi che sia lo stress, poi cominci a spaventarti, t’accorgi che quel problema non se ne va. Trascorri le notti prima con la voglia di fare l’amore, e dopo pochi secondi soltanto con la voglia di essere altrove.
Ho sperato che lei, la sua bellezza, fossero la cura, la soluzione. M’ero illuso quando avvertivo il calore dei nostri sguardi che si toccavano. M’ero illuso mentre la prima volta faceva scattare il suo flash su di me. Proprio così, m’ero solo illuso. Ho capito dopo un istante con lei che mia moglie non c’entrava niente. E che non c’entravano nulla lo stress, l’abitudine. Per questo ho immediatamente sperato che mi odiasse, ho preferito che mi vedesse come un poveraccio inseguito dai fantasmi di una vita borghese, piuttosto che come un disperato che non è più capace di assaporare il suo stesso desiderio. Devo pagare il conto e andare via. No, io non sono davvero così, non sono l’uomo che appare in questa foto lasciata sul letto.
Questi non sono gli occhi di chi non l’ha amata, sono gli occhi di chi odia se stesso.
IL PUNTO DI VISTA DELL'ESPERTO: IL PROF. VINCENZO MIRONE RISPONDE ALLE DOMANDE DI SIMONA IZZO
Il nostro protagonista è un paziente tipico nella sua esperienza clinica?
Si tratta di una delle tipologie di pazienti che più frequentemente si rivolge ai nostri ambulatori. Un uomo, spesso sposato, affetto dalla cosiddetta «Eiaculazione Precoce primaria» (o lifelong), che diventa un problema serio soprattutto quando ha un’esperienza sessuale con un’altra partner.
Che cosa significa esattamente «Eiaculazione Precoce primaria»?
Innanzitutto, ribadiamo che per Eiaculazione Precoce si intende una condizione medica caratterizzata dalla presenza di tre elementi:
- Una breve durata del tempo per raggiungere l’eiaculazione dopo la penetrazione vaginale. Nelle situazioni più gravi l’eiaculazione può avvenire anche prima della penetrazione.
- La mancanza di controllo del riflesso eiaculatorio.
- Il disagio generato dal disturbo (ansia, frustrazione), sia a livello personale (tanto nell’uomo quanto nella donna) sia nell’ambito della coppia.
L’Eiaculazione Precoce primaria è quella forma presente sin dalle prime esperienze sessuali e che si verifica con tutte le partner. È sicuramente la forma più diffusa. In oltre l’80% dei pazienti con EP primaria i tempi di eiaculazione sono inferiori al minuto. Nel nostro caso specifico, la nuova esperienza del rapporto con l’amante può rappresentare un fattore situazionale aggravante. Deve essere ben distinta dall’Eiaculazione Precoce secondaria.
E in cosa consiste l’Eiaculazione Precoce secondaria?
Si definisce «secondaria» la forma che si manifesta dopo un periodo di normale attività sessuale in un soggetto che ha sempre riferito un accettabile livello di controllo eiaculatorio. È detta «secondaria» perché dipendente da altre cause organiche (patologie della tiroide, della prostata, neuropatie periferiche) o psicologico/situazionali.
Di per sé, un tradimento può essere causa di Eiaculazione Precoce?
Assolutamente sì. Molto frequentemente nei nostri ambulatori arrivano pazienti che hanno rapporti sessuali perfettamente normali con la moglie e soffrono, invece, di Eiaculazione Precoce con l’amante. Si tratta in questo caso di un’Eiaculazione Precoce secondaria situazionale legata a diversi fattori, quali l’ansia da prestazione, il senso di colpa, la paura di essere scoperti o il timore di perdere un’erezione.
Ma se la forma secondaria dipende da cause organiche o psico-situazionali, da che cosa dipende quella primaria?
Si suppone sia determinata geneticamente e coinvolga fattori neurobiologici specifici dell’individuo. Come abbiamo detto, l’Eiaculazione Precoce sembra essere associata a una ridotta concentrazione dei livelli di serotonina, un neurotrasmettitore del sistema nervoso centrale.
Ci sono coppie di lunga data che convivono con questa problematica?
Molte più di quanto immagina. Esistono coppie in cui il rapporto sessuale è sempre stato condizionato dall’Eiaculazione Precoce del maschio, con mancata soddisfazione della partner, che nel tempo o evita il rapporto o lo subisce passivamente, per «dovere coniugale», con ricadute negative sulla vita di coppia.
Come reagisce un uomo di fronte a questa situazione?
L’incapacità di controllare i tempi eiaculatori crea e concorre a mantenere una condizione di solitudine, di isolamento e di sofferenza nell’uomo che è affetto da Eiaculazione Precoce. L’impatto emotivo della sessualità sulla vita dell’uomo è notevole e può anche avere ripercussioni negative sull’equilibrio psichico, creando stress prolungato, disturbi d’ansia e inevitabili disagi relazionali. Spesso il paziente convive con la propria intimità sofferente e non sa né cosa fare, né a chi rivolgersi e, soprattutto, non ha chiaro se tale disfunzione sia curabile in maniera definitiva. Nell’immaginario di chi ne soffre, l’EP, in una prima fase, viene spesso confusa con la foga, la troppa passione o un eccesso di coinvolgimento, ma tali elementi, oltre a non essere assolutamente veritieri, rappresentano l’antiappagamento per eccellenza. Il paziente affetto da Eiaculazione Precoce si trova a dover convivere con una realtà che mal riesce a celare e metabolizzare e, soprattutto, la negazione della disfunzione contribuisce a rinforzare la disfunzione stessa e ad aumentare il livello di insoddisfazione sessuale proprio e della partner.
Quali sono i meccanismi difensivi messi in atto da un uomo che soffre di Eiaculazione Precoce?
Al verificarsi delle prime difficoltà, solitamente l’uomo adotta una serie di misure correttive «fai da te», atte ad allungare i tempi di eiaculazione. Spesso, il primo accorgimento impiegato per risolvere questo tipo di problema è rap¬presentato dall’utilizzo, durante il rapporto, dei cosiddetti «fantasmi negativi» (pensare a guerre, malattie, tasse eccetera), tecnica che solitamente non garantisce alcun risultato.
E poi?Si fanno altri tentativi, come masturbarsi prima dei rapporti o aumentare la frequenza dei contatti sessuali. Nella maggioranza dei casi, tali accorgimenti non risultano affatto efficaci e presto subentra un meccanismo di difesa per cui il paziente tende a evitare i rapporti.
E questo influisce sul rapporto di coppia?
La partner si sente rifiutata e respinta, soffrendo in molti casi più di questa condizione che non della brevità del rapporto. Spesso la donna, però, non solleva il problema per timore di urtare la sensibilità del partner, crede che l’EP sia una condizione normale, oppure ancora non sa come parlarne o pensa che non esista una soluzione. L’Eiaculazione Precoce determina nella donna ansia, rabbia, frustrazione e perdita di intimità, sentimenti che possono mettere a rischio la coppia.
Io non credo che per la donna sia così importante la durata del rapporto…
Infatti, non si tratta tanto di durata, che rappresenta un fattore soggettivo, quanto piuttosto di piacere e di qualità dell’intero rapporto.
Esistono differenze fra uomo e donna nella risposta sessuale?
Le fasi che si alternano sono identiche sia per il sesso maschile sia per quello femminile. Naturalmente, però, l’intensità e la durata di queste fasi varia molto da un soggetto all’altro, perché esiste un’importante componente psicologica che accompagna, stimola o addirittura inibisce una buona risposta sessuale, soprattutto nella fase dell’orgasmo.
Attualmente si ritiene che la proporzione ottimale fra mente e corpo sia del 50%, perciò è importante sapersi abbandonare all’istinto e alle sensazioni, imparare a rilassarsi, diminuendo il livello di ansia e le inibizioni.
Che cosa scandisce, di norma, l’inizio di un rapporto sessuale?
Un buon approccio psicologico permette il realizzarsi della fisicità del rapporto a partire dalla prima fase, cioè l’eccitamento. In questo frangente gli stimoli erotici, sia fisici (carezze, stimolazione genitale) sia sensoriali (uditivi, olfattivi e visivi), vengono integrati a livello del sistema nervoso centrale e innescano una reazione dell’organismo che si traduce in una complessa serie di modifiche a livello dei genitali, le quali predispongono al completamento di un rapporto sessuale penetrativo.
Cosa accade a questo punto nel corso di un rapporto sessuale?
Se la tensione sessuale persiste, si raggiunge la fase statica: il plateau è costituito dal perdurare dell’eccitazione fisica, con la comparsa dell’erezione nel maschio, mentre nel sesso femminile si verifica un inturgidimento dei capezzoli e del clitoride, accompagnato da un incremento della lubrificazione genitale attraverso la secrezione delle ghiandole, oltre a un rilasciamento della parete vaginale.
È possibile creare un parallelismo fra l’erezione del pene maschile e quella del clitoride femminile?
In realtà da un punto di vista anatomico i due organi si equivalgono assolutamente. Sia il pene sia il clitoride sono costituiti da tessuto spugnoso vascolare, in grado di accogliere una crescente quantità di sangue quando si stabiliscono delle condizioni favorevoli. La differenza sostanziale fra i due organi sta nella mancanza nel clitoride della tunica albuginea, una guaina fibrosa che avvolge il tessuto vascolare nel pene.
A che cosa serve questa tunica?
La tunica albuginea è di fondamentale importanza, perché quando, in corso di eccitamento, nel pene arriva una maggiore quantità di sangue, questa viene incarcerata all’interno delle lacune vascolari. Tale meccanismo consente al pene di aumentare di dimensioni fino a raggiungere una rigidità più o meno completa. La mancanza della tunica albuginea nel clitoride spiega perché, durante l’eccitamento, le donne possono solo osservare un inturgidimento dell’organo, senza però mai raggiungere una vera e propria rigidità.
Quali caratteristiche ha la terza fase del rapporto sessuale?
La terza fase è quella dell’orgasmo, e la sua intensità è condizionata sia dall’efficacia degli stimoli precedenti, sia dalle motivazioni e dalla disponibilità psicologica dell’individuo.
L’orgasmo si manifesta con un acme di piacere intenso e involontario, nel quale si riversano tensioni fisico-psichiche del soggetto avvertite nella donna a livello di vagina, clitoride e utero e nell’uomo a livello di pene, prostata e vescichette seminali. Nel maschio questa fase è sempre molto intensa e stabile, mentre nella donna è più variabile e si possono avere schemi di risposta differenti.
Cosa accade dopo l’orgasmo?
La fase di risoluzione vede una progressiva diminuzione della tensione sessuale, che si manifesta con profonde differenze tra i due sessi. Nell’uomo si ha un fisiologico «periodo refrattario», la cui durata è estremamente soggettiva e variabile: in genere è più breve nei giovani, mentre tende ad allungarsi con l’età.
Tale periodo è caratterizzato da una fase di eccitabilità inferiore alla norma, per cui in questo lasso di tempo nessuna stimolazione potrà produrre un ulteriore orgasmo. Le donne, diversamente dagli uomini, non hanno un vero e proprio periodo refrattario, ed è per questo motivo che possono raggiungere diversi orgasmi in successione.
Ma eccitamento, plateau e orgasmo sono fasi presenti anche in chi soffre di Eiaculazione Precoce?
Certamente. Solo che nell’uomo affetto da Eiaculazione Precoce l’intero ciclo di risposta sessuale risulta essere molto più breve. Una rapida fase di eccitamento durante la quale, di solito, si raggiunge un’erezione soddisfacente, è seguita da una brevissima fase di plateau e da un’immediata eiaculazione con orgasmo associato.
Professore, lei come affronterebbe il problema del nostro protagonista?
Una volta accertatomi che non presenti altre patologie, lo riterrei il paziente con Eiaculazione Precoce candidato ideale a una terapia farmacologica.
Quale terapia?
A oggi, disponiamo di un solo farmaco per il trattamento dell’Eiaculazione Precoce, a base di dapoxetina. Si tratta di una pillola che si assume al bisogno…
Al bisogno?
Un farmaco «al bisogno» si assume quando, appunto, se ne ha bisogno. Nel caso della dapoxetina, circa 1-3 ore prima del rapporto sessuale.
Che problemi può dare al paziente questa terapia?
È generalmente ben tollerata. Noi consigliamo di assumere il farmaco con un abbondante bicchiere d’acqua e di non consumare contemporaneamente bevande alcoliche.
Che cosa si aspetta dalla terapia?
Un miglioramento significativo del tempo di eiaculazione, della capacità di controllarla e il recupero della fiducia in se stesso da parte del paziente, con la conseguente rottura del circolo vizioso che si era venuto a determinare, per cui fallimento chiamava fallimento.
E la soddisfazione della partner?
Ovviamente! Un ritorno a una sessualità sana e piacevole.
Così il nostro protagonista potrà soddisfare anche l’amante…
E la soddisfazione della partner?
Ovviamente! Un ritorno a una sessualità sana e piacevole
Così il nostro protagonista potrà soddisfare anche l'amante...